Ridendo e scherzando (poco, e piuttosto amaramente), un anno fa nasceva Scrivo Dunque Bestemmio.
Ora, visto il terreno che ci siamo scelti come campo di gioco, è molto probabile che la nostra candelina si trovi infilata nel culo di uno scrittore esordiente di 52 anni che su Facebook alterna da anni le stesse due foto profilo: un selfie dal basso con occhiali da sole a goccia, e un’altra in piedi accanto a un’auto sportiva. Costui parla di remigrazione e stima profondamente il generale Vannacci e, nel momento in cui ci avviciniamo al suo culo adornato di candelina per soffiarci sopra e festeggiare quest’anno di recensioni e imprecazioni assortite, quello ce la toglie da sotto al naso facendola decollare in verticale, in una grottesca rappresentazione di un lancio di navicella spaziale da Cape Canaveral, e scorreggiandoci in faccia il suo intero romanzo autobiografico: un mattone da 600 pagine, nato dalla smania di raccontare la propria anonima vita fatta di matrimonio ultraventennale condito da numerosi e sottaciuti episodi di violenza domestica (nonché svariati e squallidi tradimenti da una parte e dall’altra) e una carriera spesa dietro allo sportello del Cup ospedaliero della propria città di provincia. Eppure l’amico è convinto di averne, di roba da raccontarci…
Ed ecco dunque come ci sentiamo noi a festeggiare quest’anno appena trascorso: con la sensazione che, per trovare una torta al cioccolato come Cristo comanda, devi prima cercarla tra decine di torte di merda, e alla fine la candelina non è neanche detto che ci sia.
Ma che volete farci, è la vita. Soprattutto se ti ritrovi, per scelta o per caso, a bazzicare questo lercio mondo editoriale illudendoti che la letteratura possa ancora servire a qualcosa.
E quindi, alla fine della fiera, abbiamo davvero ancora tutta questa voglia di farci gli auguri? Tutto sommato sì. Altrimenti l’antologia che stiamo curando (restate all’erta, presto notizie in arrivo) ce la saremmo data in faccia, anziché sbatterci per cercare di darle una sorta di esistenza all’interno di un già saturo panorama editoriale.
Ecco fatto, già sentiamo l’entusiasmo scemare. Ma sono momenti: un attimo prima sei su, quello dopo sei giù, avete presente la sensazione? È così che funziona. Cerchiamo di andare avanti. “Del doman non v’è certezza”, diceva il poeta. Il cazzo è che siamo pieni di dubbi anche sull’oggi, e lo ieri altro non è che un mucchio di dannati rimpianti.
Auguri anche a voi, manica di stronzi.
