E va bene, sporchiamoci le mani

Intendiamoci: non ci siamo mai sentiti in una torre d’avorio mentre recensivamo i libri che sceglievate liberamente di sottoporci.

Non ci siamo mai sentiti al di sopra delle mareggiate di merda le cui onde si infrangono sugli scogli della pazienza di chi vorrebbe solo abbandonarsi alle pagine di qualcuno che abbia qualcosa da dire, e un minimo di talento nel farlo.

Non ci siamo mai sentiti come quegli intellettuali da salotti letterari – sarà che nella vita, come molti di voi, tiriamo a campare coi peggio lavori del settore terziario, con inquadramenti al limite dello schiavismo e diritti sindacali infilati su per il culo: si combatte per una dignitosa e tutt’altro che scontata sopravvivenza, quotidianamente, e siamo dell’idea che dovrebbe farlo anche l’arte, di tanto in tanto. Poi certo, non si tratta solo di quello, ma avete capito il concetto, o almeno ce lo auguriamo.

Non abbiamo mai provato la sensazione di essere al riparo da questo tsunami di autori presuntuosi, prose pacchiane, poesie patetiche, bookstagrammer truffatori, follower ruffiani, hater spesso e volentieri scarsi perfino come odiatori seriali, anche più che come scrittori-viscerali-in-odore-di-Campiello, o almeno è ciò che pensano nelle loro sessioni di folle onanismo letterario, quando credono che la penna (la loro soltanto), affilatissima spada, taumaturgica e invasata allo stesso tempo, si faccia nettare e veleno, fusa di gatto e morso di rottweiler, dolce carezza di madre e schiaffone sull’orecchio da parte di padre alcolizzato.

Ma nonostante tutto questo – la sensazione di essere in trincea dalla parte giusta, certo, ma anche la più debole, della battaglia – abbiamo deciso di inguaiarci ulteriormente, mettendo in campo la strategia finale, quella che, detto tra noi, potrebbe rivelarsi tutto e il contrario di tutto, il contropiede scaturito da calcio d’angolo avversario gettato alle ortiche, che ti apre un’autostrada da metà campo in poi e ti porta a segnare il gol della vittoria al novantesimo, oppure la pazzia che ti fa scoprire in difesa esponendoti alla più classica delle beffe in zona Cesarini, decretando quel minuto di recupero in cui i giocatori non vedono l’ora che l’arbitro fischi per tornarsene a piangere nella propria Lamborghini, mentre una modella con le tette come due aerostati li consola parlando in corsivo.

Ma insomma, anche se qui non si tratta di vincere o perdere un bel cazzo di niente, quello che vogliamo dirvi è che da oggi, a quasi un anno dall’apertura del blog, dopo una decina di libri recensiti, centinaia di poesie ricevute e un numero difficilmente quantificabile di bestemmie masticate tra i denti, non ci limiteremo più soltanto a recensire, ma metteremo personalmente le mani in pasta, costituendoci come marchio editoriale indipendente e dando spazio ad alcune voci che abbiamo conosciuto in questo percorso, e che sono state per noi, in più casi di quanti avremmo mai potuto sperare, delle piacevoli scoperte.

Non siamo una casa editrice, sia chiaro, almeno non nel senso dell’esserlo sotto forma di una società costituita: non abbiamo il tempo né i mezzi per diventarlo, né tantomeno la voglia. Ma pubblicare progetti indipendenti, autoprodotti, senza chiedere un solo centesimo agli autori che coinvolgeremo – che saranno poi le penne migliori che conosciamo, e che crediamo possano aggiungere qualcosa al nostro disgraziato dibattito contemporaneo – quello sì, possiamo farlo. Ed è esattamente quello che faremo.

Alcuni nomi li abbiamo già in mente. Altri li scoveremo in giro. E nei prossimi giorni pubblicheremo quindi un bando di partecipazione. Se avete qualcosa di buono, ma veramente buono, mandatecelo, che sia poesia, prosa, cazzetti disegnati con stile, qualunque cosa degna di nota: ci piacerebbe inserirlo nel primo atto di questa nascente “SDB Edizioni”, ovvero un’antologia che raccoglierà le parole di scrittrici e scrittori che abbiano sviluppato un’idiosincrasia nei confronti di molte delle discutibili dinamiche dell’esistenza, e che siano pertanto piuttosto incazzati. Questa è la gente che sentiamo più vicina a noi, e questa è la letteratura di cui, personalmente, abbiamo bisogno. Se sentite grosso modo le nostre stesse vibrazioni sottopelle, restate con noi.

Altrimenti, l’uscita è da quella parte. Che poi magari per voi sarà una favolosa entrata verso un mondo incantato, e a restare fuori da cotanta magia saremo noi. Sì, la cosa è altamente probabile, dato che siamo ben consapevoli che la vita è una questione di punti di vista ma, soprattutto, di scelte, e noi siamo bravissimi a fare quelle sbagliate.

E in fin dei conti, anche questa volta, non ne vediamo l’ora.