Non vi possiamo lasciare da soli un momento

Non vi possiamo lasciare da soli un momento che nel giro di qualche settimana (in cui abbiamo messo un attimo da parte i vostri manoscritti per dedicarci a qualche manciata di affaracci nostri) torniamo su questi schermi e, consapevoli che nessun uomo è un’isola e che l’attualità non può e non deve scivolarci addosso come liquami di natura incerta, ci ritroviamo a maneggiare, nell’ordine:

1) un referendum che si avvicina sempre di più, e manca dunque giusto una quindicina di giorni prima di vedere quattro gatti recarsi alle urne, e poi assistere al trionfo delle posizioni meloniane che decreteranno un sostanziale passo dello stato di diritto verso il baratro (concedeteci della malcelata scaramanzia, ché visto l’andazzo degli ultimi tempi conviene provarle tutte – a proposito, votate NO, bestie che non siete altro);

2) i file del caso Epstein, in cui pare compaiano tutti, e quando diciamo tutti intendiamo proprio tutti tutti, del tipo che mancano solo Topo Gigio e Umberto Sardella, e perfino Gesù Cristo sembrerebbe aver rimediato un succhiotto da una tredicenne, su quella merda di isola;

3) quel cretino di Vincenzo Schettini e la sua Fisica-che-piace-solo-a-lui, di certo non a noi, che gli abbiamo augurato un accidente ogni volta che lo abbiamo visto con quelle cazzo di mani a cuoricino e quel sorriso idiota ed entusiasta di qualsiasi puttanata, che ammette candidamente di aver costretto i suoi alunni a seguire le sue live per aumentare il proprio engagement ricattandoli con la promessa di mezzo voto in più all’interrogazione del giorno dopo – cosa che tutto sommato ci fa piacere perché ci fornisce un ulteriore valido motivo per farcelo stare sulle palle, oltre alla riprova di come il 98% della roba che popola il web sia merda allo stato puro;

4) l’Iran bombardato, così, dall’oggi al domani, perché un Presidente avrà pure il diritto di alzarsi la mattina e sfogare il nervosismo per le proprie emorroidi a grappolo nel modo che preferisce, dichiarando guerre a destra e sinistra;

5) Jim Carrey che, dopo aver fatto ricorso alla chirurgia estetica, appare leggermente gonfio durante la cerimonia dei César, con un occhio alla Sylvester Stallone e un futuro come sodale di Mickey Rourke, e tutti i complottisti a sostenere che sia un sosia perché il vero Jim in realtà sarebbe stato fatto fuori dagli Illuminati – che comunque dopo il cannibalismo nei file Epstein saremmo propensi a concedere una possibilità ai complottisti prima di prenderli per il culo: se la sono guadagnata; anche se poi guardiamo Jim Carrey e si vede che si è solo tirato un po’ la faccia, cristoddio;

6) Sal Da Vinci incazzato che sbatte i pugni con tono minaccioso per  far capire alla propria mugliera che se mai decidesse di lasciarlo sarebbero cazzi, e con questo spaccato di tossicità famigliare ci vince pure un Festival di Sanremo: questa cosa è meravigliosa e agghiacciante allo stesso tempo, ma poi uno ci riflette meglio ed è solo la seconda.

Insomma, non sappiamo se siamo pronti a tutto questo, e ci viene anche da pensare che, in fondo, questo mesetto di assenza male non ci aveva fatto.

D’altronde questo per noi non è certo un lavoro (anche perché in molti ci leggete ma solo in pochi ci avete offerto da bere, stronzi) ma ok, torneremo a quello che (forse) ci compete, o che comunque ci siamo scelti come campo di battaglia: la letteratura, le poesie, gli esordienti permalosi, gli scrittorucoli incapaci e quelli sorprendentemente talentuosi.

Rimanete con noi, se volete. Piano piano, coi nostri tempi, che magari saranno pure i vostri, dal momento che vi invitiamo a cercate di passare sempre meno tempo col telefono in mano, continueremo a occuparci di tutto questo.

Servirà a qualcuno, o a qualcosa? Ovviamente no.

E la cosa ha importanza? Nemmeno.

Ah, la sentite anche voi questa sensazione? Quella di non dovere un cazzo di niente a nessuno. Fantastica. Dovreste provarla.