Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro delle copertine dei libri autopubblicati generate dall’intelligenza artificiale.
Ora, che siamo tutti dei poveri rotti in culo lo sappiamo: quasi nessun esordiente, infatti, ha la capacità economica e, ancor prima, la voglia, di assumere un disegnatore per dar vita alla copertina del proprio libro.
I più dotati riusciranno a rimediare un contratto editoriale e allora ok, una casa editrice degna di questo nome farà il lavoro sporco per loro, avvalendosi dei preziosi servigi di un ufficio grafico che avrà il compito di confezionare una buona copertina, o almeno così dovrebbe essere.
Ma tutti gli altri che decideranno invece di virare sulla formula del self-publishing si ritroveranno soli contro il mondo, e dovranno dunque provvedere per conto proprio alla questione.
Magari si dilettano con Canva, Photoshop e roba simile: quindi olio di gomito e diottrie perse davanti allo schermo del pc nello scegliere font, colori, e tentando di centrare titolo, sottotitolo e nome dell’autore.
O si ricorderanno improvvisamente di quell’ex compagno di università fumettista amatoriale che se la cavava discretamente, ai tempi, e lo contatteranno commissionandogli il lavoro con la promessa di retribuirlo a suon di bevute in memoria di quegli anni gloriosi fatti di sessioni d’esame, affitti condivisi e poche, pochissime scopate.
O ancora, avranno pur sempre quel famoso cugino tuttofare che si adatta a qualunque cosa, dal piastrellare un bagno in mezza giornata, fino al cambiare una ruota esplosa in autostrada col solo aiuto di un coltellino svizzero, una penna quattro colori e un metro di corda per stendere il bucato: ecco, lui certamente riuscirebbe a disegnarvi una copertina (orrenda, ma pur sempre una copertina) in venti minuti scarsi, e non vorrà neanche essere pagato, ma tutto quello che vi chiederà in cambio sarà di fare una telefonata a zia Graziella, qualche volta, ché da quando le è morto il marito si sente tanto sola.
Insomma, di frecce, nella vostra personale faretra di possibili soluzioni, ce ne sarebbero, eppure per qualche stramaledetto motivo finite tutti per pensare che sia una buona idea mettere mano a ChatGPT e chiedergli di generare la copertina del vostro libro, quello che avete in canna da un decennio e che, ne siete sicuri, una volta lanciato su Amazon scuoterà il mondo editoriale procurandovi firmacopie nei centri commerciali e, fuori dalla porta della vostra camera d’albergo, una variegata fila di escort gentilmente offerte dagli organizzatori del “Premio Poeti sotto le Stelle”, insieme a una targa di latta e a un cesto di prodotti alimentari del territorio.
Ma quando si è onnipotenti – e con i generatori di immagini sottomano, cazzo se ci si sente onnipotenti! – si finisce per generare delle grandissime cagate. Insomma, guardate quel briccone di Dio: avrebbe potuto fare grandi cose, e invece ha creato Leggo.it, le serate karaoke e i podcast.
E infatti anche voi, presi dall’euforia di poter dare vita, senza il minimo sforzo, a immagini degne del trailer di un film di Christopher Nolan, e prigionieri della vostra scarsa creatività che fa il paio, di contro, con un’accentuata taccagneria, finite per generare, alla fin fine, sempre le solite schifezze: banali scenari apocalittici, figure in penombra, o nella maggior parte dei casi i personaggi della vostra storia raffigurati sempre, irrimediabilmente, con quello stile fra il realistico e la graphic novel scadente, con tanto di espressioni esasperate e mani deformi con sei dita che sbucano inspiegabilmente da qualche parte.
E riusciamo a vedervi, seduti alla scrivania, soddisfatti, mentre quasi vi masturbate di fronte a quella merda pensando “cazzo, sembra proprio un lavoro professionale, e non ho speso un centesimo per averlo!” e probabilmente il giorno dopo siete lì ad aggiungere “competenze grafiche” fra le skill del vostro curriculum su LinkedIn.
In ogni caso, benissimo: ora il vostro osceno pdf, colmo di refusi e di una sintassi stuprata (perché se non avete voluto spendere soldi per una copertina, figuriamoci se l’avete fatto per un editing), è pronto per diventare un libro da spedire dritto dritto dentro al mattatoio editoriale di Amazon al prezzo speciale di €1,99, sbattendovene bellamente i coglioni del fatto che sarà suggerito ai clienti in mezzo ad altri quattro milioni di libri dalle copertine tutte uguali, in una marea di merda paludosa in cui tutti i prodotti si confondono e dalla quale nessuno riesce ad emergere, e la colpa, direte poi in qualche post di sfogo sui social, è del mondo brutto e cattivo che non capisce il vostro talento.
Che poi, intendiamoci: che sia un letamaio, il mondo editoriale e quello di un pubblico che legge sempre meno, nessuno lo mette in dubbio. Ma proprio per questo, cerchiamo noi per primi di fare le cose come si deve: mettiamo cura e pazienza, nello scrivere; investiamo tempo e magari qualche soldo in un servizio di editing o in un lavoro grafico, se proprio vogliamo concretizzare un’idea di copertina che abbiamo in testa e vogliamo nobilitarla col lavoro svolto artigianalmente da una persona di talento; chiediamoci per quale motivo il nostro libro dovrebbe magicamente risaltare sullo sfondo di decine di migliaia di altri libri, probabilmente migliori del nostro, soltanto perché un giorno ci sediamo pigramente davanti al computer per convertire un semplice documento raffazzonato in un e-book da spedire nella rete al solo scopo di affollarla ulteriormente, e nella speranza che ci apra le porte dell’élite intellettuale italiana.
Perché altrimenti, signori, stiamo solo ostinandoci a cagare tutti insieme, uno dopo l’altro, o peggio, contemporaneamente, in un sempre più straripante secchio di merda, e soprattutto, senza che ci sia mai nessuno a preoccuparsi, qualche volta, di svuotarlo.
Poi vabbè, fate un po’ come cazzo vi pare, e magari adesso chiedete pure a ChatGPT come resistere alla tentazione di generare la vostra copertina con ChatGPT: chissà che non inneschiate un cortocircuito attraverso cui l’intelligenza artificiale collasserà su sé stessa, sprofondando l’intera comunità virtuale in una sorta di nuovo paleolitico tecnologico.
E a noi, in fondo, basta che non usiate questa come idea per il soggetto del vostro prossimo romanzo.
