Io fantasma

Sogno di essere carne ed ossa
e di avere sangue nelle vene
che scorre e mi fa scuotere
sorprendendo gli altri con la mia prossima mossa

sogno di essere mangiata viva
ed avere la conferma di essere vera
pregando il destino che sia crudele con me
soffrendo per la paura di non capire niente della vita

sogno di avere braccia lunghissime
e poterti avvicinare al mio corpo per sentire la realtà di te
avendo io un corpo, il quale sogno ugualmente
per non dover scomparire ogni volta che ti avvicini a me

sogno di guardarmi allo specchio
e dover accettare il mio corpo imperfetto
vedere la mia immagine e non spiegarmi cos’è
come tutti gli umani sono costretti
pensando sia una tortura
io, vorrei che toccasse anche a me

sogno una faccia
che la vita possa prendere a schiaffi
che tu possa riempire di baci
quando d’urlare ti stanchi

sogno di essere fantasma
perché non so più quale delle due possa essere la realtà
aspetto la vita che vorrei fingendo di averla già
e anche fossi fatta solo di aria
io so che un giorno sono nata
e la mia vita un giorno morirà.

Magari là fuori siete tutti geni, tutti centrati, tutti realizzati.

Magari sapete da dove venite e avete capito dov’è che volevate andare non appena avete lasciato la tetta della mamma.

Magari vi guardate allo specchio e non avete mai la sensazione di non riconoscervi in quella faccia da cazzo che vi fissa negli occhi.

Magari siete così. Geni. Centrati. Realizzati. E allora passate pure oltre: qui non c’è niente che possa interessarvi. Proseguite pure a condurre le vostre noiose vite perfette, lasciandovi alle spalle le sofferenze e le incertezze di noi poveri stronzi.

Ma signori, non prendiamoci in giro: sappiamo bene che nessuno di voi è così, e chi più chi meno, sguazziamo tutti nello stesso lago di merda. E quella ci rimane addosso, viscosa, sul nostro corpo, nonostante a volte dubitiamo profondamente di essere fatti di carne e ossa. Perché alzi la mano chi non abbia mai avuto la sensazione di essere invisibile. Un fantasma.

Alzi la mano chi non abbia mai sofferto, giungendo al punto di non sentirlo quasi più, il dolore, abituandocisi come ci si abitua alle cose peggiori della vita, quelle che ti anestetizzano poco a poco, giorno per giorno, anno per anno: una laurea imposta, un lavoro detestato, dei figli capitati per sbaglio e una caterva di errori terribili alle spalle.

Alzi la mano chi non sia mai stato preso a schiaffi dalla vita.

Ed ecco qua, possiamo vedervi: una schiera di uomini e di donne con le mani in tasca. Perché magari qualcuno di noi non si è visto riempire di baci da qualcuno, ma tutti abbiamo il nostro bel fardello di tragedie personali, di dolori sopiti eppure lancinanti, ferite che faticano a rimarginarsi del tutto, lame nella schiena, lividi sulle gambe, la sensazione di essere in ginocchio con le ossa rotte e la consapevolezza di dover almeno provare a rialzarsi, prima o poi.

E allora eccoci qui, come l’autrice della poesia che abbiamo scelto questa settimana, ad aspettare “la vita che vorremmo fingendo di averla già”, accettando il nostro “corpo imperfetto” e “soffrendo per la paura di non capire niente della vita”.

Perché tutto ciò che l’autrice, fantasma, sogna, è esattamente quello che solo i più risolti fra di noi riescono veramente a fare. Molti ci provano e non ci riescono, altri invece – i più idioti – non hanno la minima idea di cosa cazzo significhi tutto questo, e vanno avanti a fare ciò che gli riesce meglio: affollare distrattamente il pianeta, senza farsi domande, soffrendo il giusto e ignorandolo il prima possibile, così da non dover restare un minuto di più in compagnia di sé stessi.

Quindi, non sappiamo voi, ma noi abbiamo avuto la sensazione che Luce Meraviglia (questo lo pseudonimo dell’autrice, che poi, per inciso, è l’unica cosa sulla quale storciamo il naso – ma siamo sicuri che lei continuerà a sbattersene il cazzo e proseguirà per la propria strada) ci abbia quasi insegnato qualcosa, con la sua poesia.

Cosa, di preciso, stiamo ancora cercando di capirlo, ma siamo sicuri che il viaggio varrà la pena di essere intrapreso. E questo, almeno per il momento, ci basta.