Quando una Fiat Ritmo fece visita alla Sacra Famiglia

Recensione del “Vangelo secondo Luca

Recensiamo oggi alcuni passi di un libro che siamo incerti se considerare un prodotto di self-publishing. Certo il suo autore, tale Luca, è un esordiente abbastanza lontano dall’ambiente editoriale: nato ad Antiochia di Siria, esercitava la professione di medico ed era amichetto di San Paolo di Tarso, con cui dovevano combinarne delle belle, quei due mattacchioni.

Aderendo alla moda del tempo, anche il nostro Luca decide di scrivere il suo personale Vangelo, e noi intendiamo soffermarci oggi sulla narrazione della nascita di Gesù.

L’autore esordisce raccontandoci di Giuseppe che si reca a Betlemme con la sua sposa Maria per il censimento ordinato dal decreto di Cesare Augusto e, senza perdersi in lungaggini, ci piazza di fronte alla Vergine che sgrava: “[Maria] diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”. Un inizio col botto, dunque: ci troviamo forse di fronte a un romanzetto militante che intende muovere una critica sociale nei confronti del sistema sanitario della Giudea? Chi può dirlo.

Taglio netto, poi, e passiamo alla scena di un gruppo di pastori, i quali, mentre se ne stanno tranquilli a sorvegliare il loro gregge, vengono avvolti dalla luce della gloria del Signore e un angelo gli si palesa con pacchiani effetti speciali degni di una Prima Comunione di Secondigliano, annunciandogli che “è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”. E per non farsi mancare niente, l’angelo decide di farsi accompagnare dall’intera band, quasi fosse un Bruce Springsteen ante litteram, ovvero “una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»”. Mancava solo la fanfara e il saluto del sindaco, insomma, e lo spettacolo sarebbe stato completo.

Quindi i pastori, un po’ turbati e un po’ affascinati dalla cosa, prendono e, sbattendosene il cazzo del gregge che rimane abbandonato a sé stesso, si recano a Betlemme con la Fiat Ritmo di uno di loro e, presentandosi nella mangiatoia con bottiglie di Peroni da 66 in mano, riferiscono a Maria e Giuseppe le parole dell’angelo. “Tutti quelli che udirono – ci racconta Luca -, si stupirono delle cose che i pastori dicevano”. Non ci è dato sapere se lo stupore derivasse dalla scena che i pastori descrivevano, o dal fatto che la descrivevano mentre le Peroni andavano via via svuotandosi, facendo ulteriormente perdere di credibilità a un racconto già di per sé piuttosto curioso. Infatti “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.

E grazie al cazzo che Maria è pensierosa, ci viene da dire: mettetevi nei panni di un’adolescente, sposata con un vecchio, che partorisce, vergine, dentro a una mangiatoia, e a un certo punto si vede pure arrivare quattro burini a bordo di una Fiat Ritmo che le descrivono una Prima Comunione di Secondigliano, nonostante vi siano, tra Betlemme e il comune campano, 3.313 km e 24 giorni di cammino – o comunque 45 ore di macchina (fonte Google Maps), vista la possibilità di sfrecciare per il deserto a bordo della mitica Ritmo. Però insomma, capite, ci sta che il quadretto appaia quantomeno singolare, ma Luca ci snocciola tutto come se fosse ordinaria amministrazione, riponendo una fiducia smisurata nell’accondiscendenza del lettore e appellandosi, approfittandosene in maniera a dir poco sfacciata, al concetto di sospensione dell’incredulità.

L’uscita di scena dei pastori, però, è leggendaria: ci racconta infatti che quelli “se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”. In pratica, coloro che reputiamo essere i veri eroi della vicenda, salutano tutti, salgono sulla Ritmo e smarmittano via ubriachi nella notte cantando canzonette: una scena bellissima a cui ci sarebbe piaciuto assistere di persona.

Neanche il tempo di riprenderci, che l’autore ci sbatte in faccia la circoncisione di Gesù “dopo gli otto giorni prescritti” (da chi? dalla legge giudaica? dal Signore in persona? dall’Asl?), e la sua presentazione al tempio di Gerusalemme, dove gli anziani saggi Simeone e Anna si esibiscono in alcune mirabolanti profezie circa il neonato, tipo “egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele […] perché siano svelati i pensieri di molti cuori” e roba del genere, che lasciano Maria sempre più perplessa.

Dopodiché, ritornati in Galilea, “il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui”.

Vorremmo poter dire che tutto è bene quel che finisce bene, ma purtroppo (spoiler) le cose si complicheranno un pelino, nei trent’anni a seguire. Ma non intendiamo togliervi il gusto della lettura di questo volumetto che, in un certo senso, si inserisce in una sorta di saga fantasy che, immaginiamo, piacerà molto agli appassionati del genere, i quali potranno sollazzarsi con la fruizione di questa storiella che gli viene narrata con qualche spruzzata (abbondante) di misticismo, colpi di scena a tratti ben calibrati e, per rendere il tutto più frizzantino, qualche amenità tipo uno zombie lebbroso che sbuca dal sepolcro a quattro giorni dalla sua dipartita al solo sentirsi chiamare.

Vi lasciamo dunque il link dove poterlo acquistare (eccolo qua, in una versione col commento di quel briccone del fu Papa Francesco) per sostenere le casse indigenti della Cei.

Buon Natale.