Poeti, fatevi avanti e togliamoci il pensiero: una rubrica tutta per voi

Nelle ultime settimane si è verificato un evento che neanche l’ultimo dei bookmakers avrebbe quotato come possibile soltanto adesso, con un tale vergognoso ritardo, a ben tre mesi dall’apertura del blog: stiamo parlando del primo autore permalosone che prima ci chiede una recensione, e poi si incazza perché il suo libro non ci è piaciuto.

Eppure eravamo persuasi di aver chiarito a sufficienza le nostre intenzioni, il nostro stile di comunicazione e che razza di tipi siamo, a suon di manifesti ideologici, articoli e post dedicati sui social. Ma evidentemente abbiamo sottovalutato anche noi quell’ormai fisiologico assottigliamento della capacità di comprensione del testo che, statistiche alla mano, va via via caratterizzando sempre più l’italiano medio.

Probabilmente siamo stati troppo ottimisti nel pensare che, rivolgendoci in questo spazio a chi, in teoria, dovrebbe masticare un po’ di lettere, dal semplice lettore all’aspirante scrittore, avremmo potuto non faticare troppo almeno sotto questo aspetto, a riprova del fatto che le vie del Signore sono infinite, ma pure i modi di interpretarne a cazzo la segnaletica non scherzano.

Ma vale la pena spendere due parole per chi non conoscesse i fatti: la settimana scorsa ci eravamo occupati di recensire una raccolta di poesie assolutamente dimenticabile, che ci è parsa debolissima e che abbiamo onestamente giudicato come tale, e per la quale siamo stati poi implicitamente accusati dall’autore di non aver compreso il suo genio, oltre che di non capire la Poesia in generale, motivo per cui ci ha invitati a evitare di parlarne perché argomento evidentemente non tra le nostre competenze. Ma non è finita qui. A suo dire, infatti, non avremmo neanche scritto quella che si potrebbe definire una recensione, ma ci saremmo solo divertiti a sferrare un offensivo attacco gratuito alla sua persona. Certo, come se noi facessimo tutto questo – dedicare il nostro tempo e la nostra attenzione a leggere decine di libri, spesso ignobili e mal scritti, e per giunta senza essere pagati da nessuno, mannaggia il Dio del Freelance e/o dei Cretini Amatoriali quali siamo – soltanto per il gusto di pescare uno sconosciuto qualsiasi nel mare degli scrittori scadenti sul web e insultarlo, così, per mero e semplice diletto. Non sappiamo voi, ma a noi vengono in mente almeno altri millesettecentoquarantotto modi differenti di divertirsi, e in nessuno di questi è contemplato il fracassarsi i coglioni su poesie così così.

Comunque, dal momento che pure un pezzo di poeta come De André diceva che dai diamanti non nasce niente mentre dal letame, invece, nascono dei gran mazzi di fiori, abbiamo deciso di fare appello alla nostra scarsissima forza d’animo per cercare di tirar fuori qualcosa di buono anche da questa discutibile esperienza. E siccome galeotta fu una raccolta di poesie, proprio alla poesia vogliamo dedicare una nuova rubrica settimanale: “Giovedì gnocchi Poesia”.

Eh già, perché noi alla poesia teniamo parecchio, e forse proprio per questo siamo così critici nel recensirla. Questo non giustifica assolutamente, a nostro parere, una reazione come quella avuta dal permalosone con cui abbiamo avuto a che fare, perché tutto ciò che vogliamo dire è che se la poesia non ha forza, non esplode, non ti scombina le budella, non ti mette con le spalle al muro e non ti fa muovere nervosamente le chiappe sulla sedia, non ha senso né leggerla né scriverla.

In questa rubrica, dunque, vorremmo dare spazio a voi poeti: sappiamo che siete là fuori e che ci leggete, nostro malgrado. Vediamo se vale la pena leggere voi. Intendiamo prendervi di petto e toglierci il pensiero, anziché ricevere a tradimento le vostre mail in cui già il solo leggere in oggetto “invio silloge per richiesta recensione” ci fa cagare addosso, per poi deprimerci non appena data una prima occhiata al manoscritto.

Vi chiediamo di mandarci una poesia. Via mail, via messaggio, in qualunque modo.

Noi ci impegniamo, ogni settimana, a pubblicare le migliori, dando spazio a chiunque, secondo noi, lo meriti. Questo ci permetterà così di trattare un genere spesso bistrattato (per colpa soprattutto di voi poeti spaccacoglioni, che seguitate ad ammorbare il pubblico con le vostre manfrine e i vostri piagnistei) e, al contempo, di chiarire cosa significhi una buona poesia, e cosa potrebbe rappresentare in un contesto contemporaneo come quello che viviamo.

Dunque, vi aspettiamo. La nostra mail è sempre la stessa (scrivodunquebestemmio@gmail.com), i nostri riferimenti social pure.

Fatevi avanti e mandateci un po’ di roba buona, la migliore che avete.