1. Scrivi di merda.
Più che il primo consiglio, è una constatazione, anche perché come consiglio racchiuderebbe tutti gli altri. Pertanto, noi ci fermeremmo pure a questo, ma pare che secondo il Grande Libro dei Copywriter e dei Content Creator, le liste del tipo 7 panini con la merda che dovreste assaggiare o 3 cose a cui dovreste pensare prima di uccidere i vostri genitori e continuare a riscuoterne la pensione ma mantenendo i corpi in condizioni abbastanza integre da poterne abusare vadano fortissimo. Quindi eccoci qui a doverci inventare altri 4 consigli, più che altro perché non abbiamo ancora finito di leggere il libro di cui dovremo pubblicare la prossima recensione e dobbiamo prendere tempo. Quindi andiamo avanti.
2. Annulla il tuo senso critico, se ce l’hai.
Hai scritto una cagata di romanzo facendo il verso a ciò che ti piace, prendendo i tuoi autori preferiti e scimmiottandoli. E sei anche convinto che nessuno se ne accorgerà, come se solo tu li avessi letti e in fondo pensi pure di eguagliarli. Sei un coglione, lo sai? Probabilmente no, quindi te lo diciamo noi: sei un coglione.
3. Smettila di leggere, sempre che tu abbia mai iniziato davvero.
Se leggi il nostro blog è perché ti interessi di letteratura, e con un po’ di fortuna non lo fai nemmeno soltanto per fare lo splendido con quegli amici su cui sei sicuro di avere un certo ascendente, quando te ne stai lì, durante gli apericena, a snocciolare le tue opinioni non richieste sull’ultimo di Gramellini perché lo hai sfogliato nella Feltrinelli del Centro Commerciale prima di uscirne senza mezzo libro in mano ma, in compenso, con un portachiavi a forma di avocado della bellezza di €9.95, e il bello è che non hai neanche la consapevolezza che €9.95 è il prezzo della tua anima di stronzo in saldo.
4. Cerca disperatamente di pubblicare.
E per “disperatamente” intendiamo mandare il tuo manoscritto a tappeto a tutte le agenzie e le case editrici presenti sul suolo nazionale, cercando di venderlo come il libro di cui l’umanità ha bisogno e mantenendo un piglio da guru del marketing in email dal tono altamente informale la cui arroganza, ne sei convinto, verrà percepita dagli interlocutori come sicurezza nei tuoi mezzi e gli farà esclamare “wow, che tipo sfacciato, ed è anche così sexy: sa quello che vuole e non ha paura di andarselo a prendere”. Peccato però che quello che vuoi lo stai elemosinando a una media di quarantasette editori all’ora, molti dei quali ti chiederanno €1.800 di spese di pubblicazione e l’obbligo di acquisto di uno stock di un numero pauroso di copie che non smaltiresti tra amici e parenti nemmeno se nella tua famiglia ci si accoppiasse come conigli da dodici generazioni. E sei talmente idiota che l’idea di accettare quelle proposte ti accarezza eccome, e ti ci fa fare più di un pensierino.
5. Se nessun editore ti ha cagato di striscio, o se ti sei rivelato abbastanza scaltro da non sborsare quei €1.800, autopùbblicati.
Ci è capitato di leggere autopubblicazioni decenti, ma si tratta davvero di rarissime eccezioni: nel 99% dei casi, infatti, il self-publishing è l’ultima spiaggia del “nessuno vuole giocare con me e allora gioco da solo”. Il risultato è l’azione umana che più si avvicina al concetto di masturbazione, e che si traduce in un ebook dalla copertina pacchiana, un’impaginazione che sembra progettata da un dislessico con la sclerosi multipla, tre ictus alle spalle a compromettergli le più basilari abilità psico-motorie e che si stava letteralmente cagando addosso in quel preciso istante, e una media di nove refusi a frase. Roba che avresti potuto scegliere delle parole a caso puntando il dito a occhi chiusi dentro a una poesia di Giò Evan e in confronto sarebbe comunque venuto fuori il Canzoniere di Petrarca.
I mesi successivi saranno un continuo copia-incolla del link di acquisto su Amazon inviato a tutti i contatti Facebook, con molti dei quali non hai uno scambio di battute dal 2014, e dopo non aver ricevuto risposta alcuna andrai a sbirciarne i profili scoprendo che la metà di quelli ci ha lasciati da anni. Questo ti farà riflettere sulla caducità dell’esistenza per un buon quarto d’ora, e ti appunterai fra le note del telefono qualche idea per un nuovo romanzo che tratterà l’argomento e che, manco a dirlo, lo farà come nessun altro l’ha mai fatto prima.
E così potrai ricominciare da capo:
“1. Scrivi di merda…”
