La Flotilla è stata bombardata, Stefano Benni è morto e nemmeno noi ci sentiamo tanto bene

Sulla Global Sumud Flotilla è cascata una Luisona luminosa e incendiaria come se quella fosse lo stomaco dell’incauto rappresentante di Milano che, entrato nel Bar Sport, si infila in bocca la “decana delle paste” per poi scappare al cesso in preda a dolori lancinanti. Se non cogliete la citazione, non ha senso che continuiate a leggere, quindi levatevi dalle palle e nessuno si farà male.

Ci siamo consumati gli occhi e la testa, su Bar Sport. E leggere che Stefano Benni se ne va, mentre là fuori il mondo va a puttane grosso modo nella stessa maniera in cui lui lo raccontava, ci fa sentire bene e male allo stesso tempo.

Bene perché siamo vissuti sotto l’ombrello di una combriccola di artisti che ci hanno insegnato a pensare, e Benni, fra quelli, nel frattempo ci ha fatto pure ridere. Molta della gente là fuori non sa fare le due cose neanche una per volta, figuriamoci coniugarle insieme e prendere a calci nei coglioni i potenti di turno – da Berlusconi, la cui figura l’abbiamo vista declinata in varie forme in molti dei suoi scritti, a quel deficiente di Renzi, per la cui politica culturale Benni protestò nel 2015 rifiutando il Premio De Sica. E molta gente là fuori non verrebbe mai candidata per nessun premio del cazzo, figuriamoci rifiutarlo.

E male perché Stefano Benni ha dimostrato tutto quando non aveva niente da dimostrare, inventando cose da umorista in un tempo in cui l’umorismo sembrava roba per bambini, fino ad arrivare al punto in cui neanche lui sembrava avere più tutta questa voglia di ridere. Confrontate il Benni degli Anni Settanta con quello de La grammatica di Dio, e poi provate a scrollarvi la malinconia di dosso: se ci riuscite entro le prime quattro ore, siete dei sociopatici.

In tutto questo, è in corso un genocidio, e nessun artista si espone come avrebbe fatto lui, nessun artista si incazza abbastanza e le navi vengono bombardate, e la gente si fa i selfie all’uscita del cinema dopo aver visto il film della Cortellesi ma poi non va a votare, e vostro cugino quarantenne suona in una cover band di Jovanotti ed è talmente calato nel personaggio che fra una canzone e l’altra si dichiara anche lui “dalla parte della pace”, il che è già una vittoria se consideriamo che in privato, durante le cene coi parenti, si lascia invece andare a frettolose analisi sociopolitiche in cui cerca di spiegare a zia Adelina perché in fondo Israele non ha tutti i torti.

Ah, probabilmente vostro cugino è anche uno scrittore esordiente che ha scritto una raccolta di poesie intitolata “La voce del cuore” e l’ha pubblicata con un editore a pagamento, così, giusto per restare nel nostro ramo e farcelo stare ancora più sul cazzo. Ma sapete, oggi eravamo troppo stanchi per star qui a parlare delle solite puttanate: Benni è morto, e nemmeno noi ci sentiamo troppo bene. Da domani torneremo a recensire i vostri manoscritti che non cambieranno il mondo, ma c’è di buono che qualcuno di voi ci crede davvero e allora ok, lasciamo che la grande commedia umana continui a perpetuarsi anche attraverso cose del genere. La cosa dovrebbe farci sentire meglio? Cazzo, non lo sappiamo davvero.

Comunque sia, fra le tante cose scritte da Benni, ce n’era una, in Saltatempo, che ci piace ricordare, e che diceva “bisogna assomigliare alle parole che si dicono, forse non parola per parola, ma insomma, ci siamo capiti”.

Il dramma è che vostro cugino assomiglia anche lui alle parole che purtroppo dice, mentre Jovanotti è lontanissimo da quelle che non ha il coraggio di dire. Zia Adelina invece le parole tra poco non ce le avrà più perché soffre di una demenza senile galoppante, mentre Salvini e la Meloni e il Papa stringono mani a criminali di guerra e le loro parole le indirizzano alla pancia del Paese, dimenticandosi del fatto che tutto ciò che passa dalla pancia, prima o poi uscirà dal culo. Ecco, quando accadrà, saremo troppo immersi in quella merda per poter dire qualsiasi parola a cui cercare di assomigliare. E ragazzi, ci siamo quasi: buone sorsate di liquami a tutti.