“Ciao sono Marco. Un autore. Devo essere sincero anche io come sembra che lo siate voi. Purtroppo lo stile di comunicazione che avete scelto, arrogante, volgare, demolitore, blasfemo, mi offende, ma non come autore ma come essere umano. Siamo già circondati dal trash, dalla volgarità, dalla violenza, questa cifra che avere scelto allontana chi, come me, ricerca, con i propri contenuti e la propria vita, la bellezza, la gentilezza e la bontà. Essere sinceri non autorizza ad essere volgari. Mi spiace. Io credo che gli autori non meritino questo trattamento. Prendetelo come un feedback. Non richiesto è vero, ma può essere utile. Buona vita.”
Caro Marco, è incredibile come tu sia riuscito nell’intento di non trovarci d’accordo su nessuno dei punti da te espressi in questo messaggio. Anzi, su di uno sì: il tuo feedback non era richiesto. Ma ormai è andata, hai sentito l’esigenza di premere su invio, e allora eccoci qua.
Ci definisci arroganti, volgari, demolitori e blasfemi. Ma abbiamo anche dei difetti, ci verrebbe da dire. Peccato, però, che non riusciamo a vederci rappresentati da nessuno degli aggettivi da te così generosamente snocciolati. Sull’accusa di blasfemia in particolare ci sentiamo di dissentire, dal momento che pur avendo la parola “bestemmio” nel nome che abbiamo dato al nostro progetto, nessuno – Dio ci è testimone: ironico, vero? – può dire di averci mai letto tirare giù, dalle pagine del nostro blog, una vera madonna come si deve. Ma dacci tempo e fiducia, caro Marco: arriveranno anche quelle.
Se invece l’accusa di volgarità si riferisce a qualche parolaccia dispensata qua e là a colorire il nostro lessico, ci dichiariamo colpevoli, Vostro Onore. Ci dispiace averti turbato, preso come sei a ricercare la bellezza, ma per noi appassionati di lettere, la bellezza sta proprio nelle parole; e le parolacce sono fra quelle più vere e sentite che un essere umano possa mai ritrovarsi a pronunciare. E poi non siamo più bambini, anche tu ci sembri piuttosto cresciutello: la mamma, ne siamo sicuri, chiuderà un occhio e continuerà a volerci bene.
Andiamo avanti: saremmo arroganti e demolitori. Se, nel nostro caso specifico, essere arroganti significa prendere le distanze da bookstagrammer, blogger e influencer prezzolati (tutta gentaglia di cui abbiamo ampiamente parlato, e abbiamo intenzione di continuare a farlo) che svolgono il nostro stesso mestiere con metodi melensi e stucchevoli, nella migliore delle ipotesi, e poco onesti se non addirittura illegali, nella peggiore, denunciandone la condotta e prendendoli per il culo, beh, caro Marco, siamo orgogliosi di quella che tu chiami arroganza.
Ma sul demolire, e sfidiamo chiunque ad affermare il contrario, possiamo assicurarti che non hai ancora avuto l’occasione di vederci all’opera. Siamo infatti fiduciosi che, fra il tuo otto per mille devoluto alla Chiesa Cattolica e una passeggiata nei boschi col tuo gruppo scout, troverai il tempo di andarti a leggere le nostre recensioni, non trovandoci mai e poi mai un autore messo alla gogna per il mero gusto di fare gli spocchiosi: tutto quello che intendiamo fare, caro il nostro lettore delicato, è recensire onestamente un lavoro, mettendone in luce tanto gli aspetti negativi quanto quelli positivi. E finora, per nessuno degli autori da noi esaminati abbiamo ricevuto notizie di gesti estremi conseguenti al nostro così spietato e violento modus operandi. Che poi nel mondo la gente si ammazza per davvero, ma fermi tutti, il problema siamo noi appassionati di letteratura che magari ci girano un po’ i coglioni se leggiamo un pessimo libro e lo diciamo sinceramente.
Il nostro consiglio, quindi, caro Marco, un consiglio non richiesto esattamente come non richiesto era il tuo feedback, è di aguzzare la vista, nella tua personale ricerca della bellezza; ché quella assai raramente si nasconde nei chierichetti che abbassano lo sguardo davanti a del sano, innocente e spensierato turpiloquio, e ancor più di rado potrebbe capitarti di scorgerla fra chi ricerca la gentilezza, come tu affermi di fare, ma poi scatena la propria arroganza nel pretendere di decretare, dallo scranno della propria limitata visione, chi o che cosa debba essere etichettato come trash, volgare o blasfemo.
Per concludere, tu, prima di lasciarci con quel “buona vita”, la cui valenza passivo-aggressiva già in un’occasione abbiamo avuto modo di analizzare, quando un tuo collega autore emergente & permaloso pure aveva sentito il bisogno di cagarci il cazzo per poi congedarsi con la stessa identica formula (puoi leggerne le gesta qui) – che a questo punto viene da pensare che ci siano dei corsi appositi che voialtri frequentate in massa, tipo Come scrivere un messaggio indignato ostentando superiorità ma rimanendo intimamente dei sempliciotti – tu, dicevamo, ti auguravi che questo feedback ci fosse utile. Ci sentiamo di dirti che non lo è stato. O forse sì: perché vedi, risponderti qui pubblicamente (anziché intrattenere uno scambio di messaggi privati che, viste le premesse, ci avrebbe annoiati non poco) ci ha dato lo spunto per creare una nuova rubrica, qualcosa tipo una posta del cuore per lettori sensibili. Potremmo chiamarla “La posta del cu…lo”, sai, rimanendo fedeli al nostro spirito, e perdona, caro Marco, questo ennesimo violentissimo gioco di parole, e sorvola sulla nostra ironia plebea perché ormai ci conosci: ci divertiamo così.
E dal momento che questa rubrica è stata ormai inaugurata, voi, cari lettori, scriveteci pure, se lo desiderate: potete chiederci qualunque cosa – e non solo farci la morale come Marco. Poi vabbè, se proprio ci tenete, fatelo, e vi risponderemo ugualmente, ma cerchiamo di dare un senso diverso e migliore alla cosa, magari creando un canale in cui poter discutere, e chissà che non possa venirne fuori qualcosa di stimolante.
E se, in quest’ultima frase, con tutti questi “stimoli” e questo “venir fuori”, qualcuno dovesse vederci un’altra volgare allusione al culo e alla sua funzione – una delle funzioni, almeno – beh, amici, la malizia è negli occhi di chi guarda. Per cui Marco, vecchio incorreggibile birbantello, tu non ce l’hai raccontata giusta sin dal principio!
