Il nostro Manifesto

In un mondo di non-lettori in cui centinaia di libri inutili vengono pubblicati ogni giorno, e altrettanti blog letterari (gestiti da gattare che si definiscono “mamme a tempo pieno” e “divoratrici di libri”) ne scrivono recensioni entusiastiche in cambio di collaborazioni e scambi di like e follow sui social (la moneta del futuro, baby, un futuro che inizia già a puzzare di un passato recente ancora duro a morire), intendiamo qui fare recensioni oneste e spietate agli autori che, consci di ciò a cui andranno incontro, ce le chiederanno, dimostrando così di essere forse un passo avanti rispetto a quel vostro vicino di casa che scrive per sentirsi elogiare dal suo fin troppo nutrito gruppo di ben sette amici coi quali si accompagna: una squallida combriccola di ex colleghi di università misti ad attuali colleghi di lavoro – un lavoro grigio e usurante come vuole il manuale del povero cristo imbrigliato da una società capitalistica che gli ha agguantato i coglioni sin dal primo momento in cui è venuto al mondo, e non sembra propensa a lasciarli andare nel breve-medio periodo. Una combriccola di amici, dicevamo, che hanno abituato troppo bene il nostro scrittorino amatoriale, a suon di pacche sulle spalle e complimenti spropositati, in un coro di illusioni alimentato anche da tre o quattro zie dalle gambe istoriate da vene varicose e con un piede nel baratro della demenza senile, che vanno orgogliose del proprio cocco, questo nerd quarantenne impiegato del catasto che nel tempo libero scrive romanzi fantasy e mozza le teste ai gatti, guardandosi però bene dal confessarlo alle influencer gattare dalle quali si fa recensire. Per la cronaca, chi scrive ha due gatte, quindi non scaldatevi, ok?

Questo modus operandi che abbiamo scelto per selezionare le opere da recensire dovrebbe, almeno nelle nostre intenzioni, permetterci di operare un’importante scrematura già a monte, evitando a noi la briga di dover leggere libri di merda, e a voi quella di dover leggere recensioni in cui ci affanniamo a spiegare perché, secondo il nostro parere, quelli siano definibili come libri di merda. Senza contare che non ci va di combattere col senso di colpa derivante dal dolore straziante arrecato alle zie del povero stronzo che si sente Hemingway.

Oltre a barcamenarci in questo sozzo letamaio editoriale in cui, ahinoi, ci troviamo invischiati, intendiamo poi pubblicare poesie, racconti, articoli di arte, letteratura, musica, cinema, serie tv, e ancora, fotografie, illustrazioni e qualsiasi altra cosa riteniamo possa essere meritevole di spazio e attenzione. Siamo aperti quasi a tutto, o almeno la nostra giustificabile (e in buona fede) tracotanza così ci fa credere, e non è detto che un giorno i nostri innati pregiudizi possano esplodere in tutta la loro dirompente, merdosa, fragile umanità: riteniamo che il compito dell’Uomo sia quello di provare ad affrancarsene, ma sappiamo anche che ci riesce raramente, e soltanto dopo dolorosi sforzi di ragguardevole intensità.

Insomma, per il momento ci sembra di aver detto grosso modo tutto quello che avevamo da dire, per cui riteniamo opportuno chiuderla qui.

Che la pace scenda sulle vostre testoline di cazzo, e che la brutta letteratura e i pensieri mediocri navighino in acque lontane dalle vostre chiappe.

Amen.